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LE VIE NUOVE

Sarebbe davvero ipocrita nascondere la soddisfazione provata nel vedere l’ex operaio metalmeccanico Luiz Inácio Lula da Silva, diventato presidente del Brasile il 1º gennaio 2003, lui “Lula”, il complice del pluriomicida terrorista Cesare Battisti, che peraltro ha disonorato un nobilissimo nome datogli improvvidamente dai suoi genitori, arrestato ed interrogato, sempre lui, “Lula”, per una sporca storia di mazzette, tangenti, riciclaggio e corruzione.

 

Secondo Luiz Inácio Lula da Silva il suo sodale Battisti non poteva essere estradato in Italia perché nel nostro sciagurato Paese egli correva il rischio di essere torturato; e l’Italia, ovviamente, dopo aver belato tiepide proteste, lasciò correre perché il Brasile stava diventando un importante partner commerciale.
Vizio antico, una tradizione mai abbandonata questa dall’italica stirpe, visto i quattro anni indecentemente rubati dall’India ai nostri due Fucilieri di Marina la cui sorte è peraltro ancora assai incerta. 
E ora questo presidente operaio, icona osannata e splendente delle sinistre di tutto il mondo che si rivela invece essere un sinistro malvivente che ha svolto e dipanato una rete da ragno invischiandovi dentro tutti quelli che riusciva a corrompere; un altro, l’ennesimo, feticcio che crolla miseramente.
Così come un italico e “nostrano” idolo, battagliero conducator della sinistra ecologista e libertaria, che cosa ti inventa ??
Semplicissimo; visto che in Italia è illegale la forma più estrema di prostituzione, cioè l’affittare il proprio utero, che cosa fa quest’anima bella paladina, dice lui, dei proletari e dei diseredati ?
Se ne va a comprarsi un figlio dove questo è permesso; potenza del denaro….. 
E per rendere ancora più difficile rispondere ad una futura domanda di quell’essere innocente che prima o poi chiederà chi è sua madre, che cosa architetta ? 
Prende il seme dal suo convivente, l’ovulo da una donna e va a “piantare” tutto nel corpo di un’altra donna ancora; davvero un genio che ha pensato a tutto. 
Guai a contraddire ad eccepire, men che meno azzardarsi a ricordare che l’etica e la morale cristiana, cattolica nemmeno a bisbigliarla, non consentono questo follia; si è tacciati di essere fascisti, bigotti, antidemocratici, negatori dei diritti civili.
Ma certo, come no, perché questo figlio di un vero e proprio abominio naturale lo si chiama a gran voce un figlio dell’amore, per giunta con tutti ad applaudire mentre pure scende la lacrimuccia sul visino compunto.
Ce n’è abbastanza per rimanere quanto meno sgomenti, il quadro è di una desolazione assoluta; il panorama offre una Destra affaristica, disorganizzata, rozza e priva di cultura, un Centro inesistente, di fatto “non pervenuto” e una Sinistra tronfia della sua diversità culturale e antropologica, …a detta loro ovviamente, che peraltro non manca di mostrare ad ogni occasione la sua faccia tanto simile a quella della destra. 
Per quanto poi attiene alla, presunta, nouvelle vague della politica, cioè il movimento 5 Stelle, beh, la sola visione del volto di Casaleggio rimanda ai trattati di fisiognomica di Cesare Lombroso……
E quindi ? E quindi si conferma la modernissima attualità dell’autore di quel romanzo pubblicato nel 1949 dal titolo “La Pelle”; era di Prato, di padre tedesco e madre italiana.
Kurt Erich Suckert per l'anagrafe, ma scelse il nome d’arte di Curzio Malaparte; durante il Fascismo, a cui aderì marciando su Roma e successivamente combattendo come ufficiale degli Alpini, scrisse articoli sul Corriere della Sera con lo pseudonimo di Candido. Una Sua celebre frase è stata: “meglio un giorno da leone che cento da Agnelli”. Si riferiva a “quelli” di Torino, imprenditori assistiti dallo stato, già da allora.
Da quel romanzo venne tratto uno stupendo film con lo stesso nome diretto da Liliana Cavani e interpretato da grandi attori come, ad esempio, Marcello Mastroianni. 
Libro e film tratteggiano mirabilmente, e tragicamente, una Napoli “liberata” nel 1945 dagli “alleati” con tutta la sua umanità cialtrona, decadente e putrescente, come lo erano anche i politici-servi del tempo. 
Le donne, con i mariti ruffiani, si erano concesse a gambe larghe agli “alleati” di ogni colore e razza per un pezzo di pane, per un lavoro anche sordido, per un pacchetto di sigarette o un paio di calze di nylon. 
Quella feccia umana, che è la metafora dell’Italia, nel film e nel libro si fa stuprare, sodomizzare, colonizzare, annullare, battere, stravincere, umiliare, adattandosi alla bisogna. 
Alcuni reagiscono controllando la prostituzione di madri e sorelle, gli incesti e il malaffare. 
Che Napoli, e che italiani, potevano nascere da quei luridi presupposti ? 
Gaglioffi, deboli e corrotti, come sono oggi. 
Gente che apre le cosce, che accoglie tutti, anche i peggiori, e si fa comandare da tutti. 
Gente arresa, costretta ad arrendersi allo straniero, per intenderci; come l'intera Italia e la nostra R(P)eggio Emilia ai giorni nostri.
Malaparte chiosava: « Che cosa sperate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna ? Vi troverete Napoli. È il destino dell'Europa e dell’Italia di diventare Napoli »
Proprio…….

Autore: Paolo Comastri
Categoria: Cultura
Data: 13-05-2016
Ora: 10:30:00


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