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L'ITALIETTA VA ALLA GUERRA

Ho pubblicato questa locandina su FB…Nulla di nuovo sotto il sole; l’Italia, come peraltro da consolidata tradizione e prassi da 71 anni, prende appunti e si appresta ad eseguire gli ordini; checchè ne sproloquino il contrario Matteo Renzi da Rignano sull’Arno, l’autoproclamatosi presidente del consiglio, Paolo Gentiloni dei conti Silverj, Ministro degli Esteri e l’ex capo educatore dell’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) Roberta Pinotti titolare del dicastero della Difesa.

 

La richiesta di inviare un cospicuo contingente di truppe in Libia questa volta arriva direttamente dall’ambasciatore USA John Phillips, ormai più nelle vesti di governatore che in quelle di diplomatico a Roma.
Che si dovesse intervenire in Libia entro la fine del mese di Aprile appariva chiaro, ammesso e non concesso però che maturassero due circostanze: la formazione di un governo di unità nazionale in Libia e l’uscita di scena della Siria dalle cronache internazionali.
Il primo evento non si è verificato; il finto governo istituzionale di Tobruk, nella cui credibilità l’Europa cerca invano la propria, rappresenta solo se stesso e gli interessi economici che ruotano intorno alla Cirenaica, cioè quelli di Total (Francia), Shell e British Petroleum (Gran Bretagna) su tutti. 
La guerra del 2011 voluta dagli americani e iniziata dai francesi senza nemmeno avvisarci, quindi trattandoci, come sempre, alla stregua di maggiordomi di camera, è servita sostanzialmente a questo: permettere a chi non c’era, o c’era poco, di prendere parte alla spartizione della torta energetica libica.
L’Italia, oltre ad essere costretta a rinunciare al rapporto privilegiato costruito con la Libia negli ultimi anni di Gheddafi, si trova ora nella scomoda posizione di difendere gli interessi ENI proprio nella regione più tosta, la Tripolitania, quella cioè dove le bande islamiste si sono federate come alter ego a Tobruk.
E non a caso il rapimento e l’uccisione degli ostaggi italiani è avvenuto proprio a 60 km da Tripoli.
Il secondo fatto, cioè l’ipotizzata uscita di scena della Siria dalle cronache internazionali. è strettamente legato all’andamento della guerra in quei territori: più Assad e russi vincono e riducono gli spazi geofisici dello Stato Islamico, meno se ne deve parlare. 
Il problema collaterale è che la jihad globale è in corso di trasferimento dalla Siria alla Libia, grazie agli sforzi soprattutto della Turchia, sponsor principale del cartello di Tripoli. 
La Libia quindi, sta diventando il terminale di tutti gli errori e le porcherie commesse negli ultimi 10 anni tra Maghreb e Medio Oriente e chi avesse semmai ancora dubbi sulla buona fede delle Primavere arabe è servito. 
Soprattutto gli sbandieratori della libertà, sempre pronti ad eccitarsi per la caduta di un rais ma lenti a comprendere che quando si toglie il coperchio a una pentola, sarebbe bene chiedersi non solo cosa contiene ma soprattutto cosa e chi ci guadagni da questa operazione………
La verità, che tutti fingono, peraltro maldestramente, di non vedere, è infatti essenzialmente una sola e cioè che l’eliminazione di Gheddafi ha rappresentato un errore imperdonabile ma soprattutto.
Togliere di mezzo il pur scomodo e per certi versi alquanto sgradevole colonnello Gheddafi per noi italiani non ha rappresentato altro che devastanti danni.
A costo persino di indegne ed indecenti umiliazioni, vedi le disgustose sceneggiate nel corso della sua ultima visita ufficiale a Roma, eravamo riusciti a ricucire un’intesa utilissima e fondamentale per il nostro fabbisogno energetico; facendo pendant col rapporto privilegiato con Mosca, l’Italia fino al 2010 poteva contare su rapporti bilaterali fruttuosi sul piano strategico ma evidentemente considerati scomodi ed inopportuni da Francia e USA; la prima in quanto competitor, i secondi in quanto nostri danti causa.
Siamo quindi riusciti nella stupenda impresa di portare il caos a un passo, forse meno…., da casa nostra per giunta in una situazione se possibile ancora più complessa di quella siriana.
Ma a differenza della Siria saremo noi a dovercela sbrigare e senza nemmeno l’appoggio ufficiale di quel governo (!!??) di Tobruk che ci affanniamo maldestramente a considerare legittimo.
La Libia di oggi assomiglia a una tavola, peraltro riccamente imbandita, che qualcuno ha deciso di rovesciare; da padroni di casa però siamo passati prima a commensali, poi a camerieri a cui è stato chiesto di sparecchiare per finire a personale generico (lavapiatti) di cucina.
Quindi mentre l’oro libico è a Londra e i conti si fanno tra Parigi e Washington, a noi non reste (rà) che l’onore dello stuccoso e stucchevole dibattito interno; già iniziata quindi la ridda delle dichiarazioni e delle smentite su intervento militare sì, intervento militare no…per giunta con i nostri peraltro già presenti sul terreno.
Il bel, forse, una volta, bel Paese, sempre alle prese con l’insopprimibile anelito di dividersi su qualcosa, si spaccherà presto, e come sempre, tra “guerrafondai” e “pacifisti” senza comprendere, e quel che è davvero peggio, senza rendersi minimamente conto che il dilemma libico piuttosto che “guerra o non-guerra”, avrebbe dovuto riguardare solo la legittima, sacrosanta, difesa dei nostri interessi nazionali. 
Ma non siamo abituati a ragionare in questo modo e pertanto, per l’ennesima volta, facciamo la figura di un povero scemo a cui con la promessa di un uovo è stato sottratto l’ intero pollaio.

Autore: Paolo Comastri
Categoria: Politica
Data: 26-04-2016
Ora: 11:00:00


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