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KAFKA RESUSCITATO

E’ appena trascorso il giorno del ricordo relativo a quell’orribile macello che fu il massacro impunito degli italiani d’Istria e Dalmazia; le amate, per chi crede e si inorgoglisce al solo pronunciare la parola Patria, ed italianissime Istria e Dalmazia.

 

 


Questa sofferta e luttuosa memoria dovrebbe farci rammentare quel lembo d’Italia insanguinata, gli orribili delitti non solo impuniti ma negati e dimenticati, veri crimini perpetrato ancora oggi da chi nega le Foibe per motivi ideologici. 
E già che ci siamo occorrerebbe anche disquisire a proposito di un brillante ragazzo italiano, pieno di ideali e di apertura verso il mondo ma con un problema; quel giovane che in Egitto ha subito una morte orribile, peraltro come tanti altri ragazzi italiani che considerano il mondo come un loro orticello dove poter fare quello che si fa da noi, cioè dare contro a tutto e tutti impunemente ed a prescindere. 
Forse, se avesse fatto il militare, se la leva non fosse stata sciaguratamente sospesa creando una serie di generazioni prive di direzione e di senso delle proporzioni, sarebbe ancora vivo; purtroppo invece quel giovane ha scelto di andare in Egitto e di frequentare attivamente oppositori, di fare del giornalismo ideologico e di credere che tutto questo non dovesse avere un prezzo. 
C’è davvero di che essere addolorati, tuttavia nell’augurio e nell’auspicio che questo pur terribile esempio sia recepito da altre anime candide e belle e che soprattutto non abbia degli emuli; e visto l’aria che tira bisognerebbe pure girare alla larga da quei postiti dove ora come ora non si è sicuri nemmeno da turisti.
Ammesso e non concesso di doverci andare il minimo è / sarebbe un profilo il più basso possibile e non mi fidarsi di nulla e nessuno.
Peccato che Giulio Regeni non lo abbia fatto.
Ad ogni buon conto pare davvero di rivivere il “processo” di Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883 – Kierling, 3 giugno 1924).
La maggior parte delle sue opere, come La metamorfosi, Il processo e Il Castello, sono pregne di temi e archetipi di alienazione, brutalità fisica e psicologica, conflittualità genitori-figli, personaggi in una battaglia terribile, labirinti burocratici e trasformazioni mistiche. 
Le tematiche di Kafka, il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza, caricano la sua opera di contenuti filosofici che hanno stimolato l'esegesi dei suoi libri specialmente a partire dalla metà del Novecento: nei suoi scritti è frequente l’imbattersi in una forma di crisi psicologica che pervade il protagonista sino all'epilogo della narrazione, e che lo getta in modo progressivo in un'attenta analisi introspettiva.
Delle tre opere sopra citate la più letta e famosa è senza ombra di dubbio Der Prozess (Il processo) da cui venne pure tratto nel 1962 uno splendido film in bianco e nero 
diretto da Orson Welles; la trama è semplice, un uomo viene tratto in arresto e comincia per lui un lungo tragitto in diverse aule dove viene celebrato un processo di cui lui ignora tutto, la motivazione, le prove contro di lui. 
Nessuno gli dice nulla, non esistono avvocati difensori, solo guardie silenziose, giudici ostili. Un racconto angosciante.
Beh, oggi in Italia pare davvero di vivere come in quel racconto; si legge e si vede in televisione di persone assolutamente normali che reagiscono a violenze assurde e a feroci rapine che vengono incarcerati, processati, condannati, letteralmente poi rovinati economicamente da giudici tronfi della loro impunità che si ergono, loro, a giustizieri, a sceriffi tutti presi a difendere e salvaguardare chi delinque a scapito del cittadino-suddito costretto a ricevere la bastonate senza proferire verbo alcuno.
Incarcerare un uomo che ha dovuto, dovuto !!, sparare per difendersi, rovinarne economicamente un altro, portare alla morte per crepacuore un terzo. 
Quante altre tragedie dovranno consumarsi ad opera di una magistratura, appunto, kafkiana ? Carcere, processi, condanne, risarcimenti alle famiglie dei delinquenti “morti sul lavoro”. 
E’ giustizia questa ?
Nessuno evoca e/o vuole il far west ma è un dato di fatto che il distacco tra il cittadino e lo stato è già diventato abissale e stiamo raggiungendo l’incolmabilità.
Largo alle ciance, qui siamo trattati da sudditi e pure sottoposti ad una arbitrarietà che oramai divenuta davvero insopportabile; sempre più cittadini sono letteralmente in mano ad una magistratura impazzita, avulsa dal consesso civile e formata da giudici arroccati nella loro impunità.
Piccoli arroganti semi-dei che si arrogano il diritto di rovinare la vita di persone oneste per il solo e semplice fatto di essersi solamente ed unicamente difese.
Siamo all’assurdo.
O al, appunto, Der Prozess (Il processo).

Autore: Paolo Comastri
Categoria: Cultura
Data: 18-04-2016
Ora: 11:00:00


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