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Emilia Romagna….qui si sa vivere e vincere

Quello che è il più letto quotidiano di questa, forse, una volta, bell’Italia, pubblica uno speciale di 24 pagine sull’Emilia Romagna titolandolo “made in Emilia Romagna….qui si sa vivere e vincere”. Nessun dubbio su questa presentazione e su questo peraltro encomiabile tentativo di selezionare i tantissimi primati, invero in tutti i campi, di questa regione; qualche perplessità ci assale invece quando scopriamo che su, appunto, ben 24 pagine, di R(P)eggio Emilia si parla “solo”, e ci mancherebbe, di Stefano Baldini a pag.6 e di Zucchero e Ligabue a pag.23.

 
Quello che è il più letto quotidiano di questa, forse, una volta, bell’Italia, pubblica uno speciale di 24 pagine sull’Emilia Romagna titolandolo “made in Emilia Romagna….qui si sa vivere e vincere”. Nessun dubbio su questa presentazione e su questo peraltro encomiabile tentativo di selezionare i tantissimi primati, invero in tutti i campi, di questa regione; qualche perplessità ci assale invece quando scopriamo che su, appunto, ben 24 pagine, di R(P)eggio Emilia si parla “solo”, e ci mancherebbe, di Stefano Baldini a pag.6 e di Zucchero e Ligabue a pag.23. Ma come ? La nostra beneamata (!!??) città con il suo territorio esteso dal Passo del Cerreto al grande fiume Po (!!??), la terra dove è germogliato il new deal della politica italiana, la zona che, ci viene ossessivamente ripetuto, vanta eccellenze in tutti i campi, sociale, imprenditoriale, sanitario, null’altro ha se non i fasti, passati, di un pur bravissimo e olimpionico maratoneta e i rochi gorgheggi di due moderni musicanti seppur di fama mondiale ???? E le così dette eccellenze alimentari, industriali, storiche ? Nulla, lo zero assoluto ! A pagina 17, dedicata all’enologia e titolata “terra di lambrusco, sangiovese e…” vengono nominati 8 vini che spaziano, con tanto di foto, da un gutturnio delle terre piacentine al pur buonissimo albana romagnolo; in mezzo due lambruschi modenesi, un passito piacentino (!?), un pignoletto bolognese e due sangiovese di Rimini e dintorni. Evidenziare poi come si perpetui nel definire il parmigiano reggiano solo “parmigiano”, equivale, sa va sans dire, come sparare a cannonate sulla croce Rossa. E poi; si parla e si scrive, ovviamente, di Lamborghini, Maserati, Ferrari, Bimota ma ci si dimentica completamente di quel marchio tutto reggiano che rappresenta davvero l’eccellenza nella meccanica agricola e cioè quella Landini di Fabbrico che esporta i suoi trattori in tutto il mondo. Insomma questo pur apprezzabile inserto della rosea ci appare come niente di più che un’operazione a metà strada tra l’informazione e, per dirla in gergo giornalistico da addetti ai lavori, una gigantesca “marchetta”. Nulla da eccepire, per carità; la “pubblicità”, in qualsiasi forma essa sia, è l’anima del commercio e pertanto è, sarebbe…., sempre quanto meno opportuno esserne coinvolti. Quando questo non accade, come nel nostro caso, delle due l’una; o non siamo e valiamo nulla, e quindi altrettanto nulla abbiamo da “reclamizzare” o si perpetua ciò che oramai si perde nella notte dei tempi. E cioè quando il console romano Marco Emilio Lepido fece costruire la via Emilia per collegare in linea retta Rimini con Piacenza; un’opera importantissima, assolutamente strategica sia da un punto di vista militare che commerciale in quanto il punto di inizio della via Emilia coincideva con quello finale della via Flaminia, strada consolare che partiva da Roma e terminava a Rimini. Inoltre, a Piacenza la via Emilia si intersecava con la via Postumia, che collegava i porti di Genova ed Aquileia, lo scalo romano più importante dell'alto Adriatico. Le maggiori città attraversate, di fondazione romana o rifondate dai Romani, furono: Cesena (Caesena), Forlimpopoli (Forum Popilii), Forlì (Forum Livii), Faenza (Faventia), Imola (Forum Cornelii), Claterna[3], Bologna (Bononia), Modena (Mutina), Reggio Emilia (Regium Lepidi), Sant'Ilario d'Enza (Tannetum), Parma, Fidenza (Fidentia), e Piacenza (Placentia). Or bene; che sviluppo storico, culturale, industriale abbiano avuto e soprattutto perpetuato nei secoli città come Piacenza, Parma, Modena, Bologna è cosa acclarata ed indubitabile. Non certo, evidentemente, per Regium Lepidi, l’odierna R(P)eggio Emilia, che fin da quei lontanissimi tempi veniva utilizzata, in alternativa a Tannetum, S.Ilario d’Enza, per il solo cambio dei cavalli. Evidentemente dopo 2.000 anni nulla è mutato……..

Autore: Paolo Comastri
Categoria: Attualita
Data: 09-04-2015
Ora: 17:30:00


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